Page Banner go to Home
Pagine del Rifugio Translate
La Storia del Rifugio
Mario del Grande e Remo Camerini


Il rifugio è situato alla Bocchetta Piattè di Vazzeda (m 2580) nel gruppo Masino-Bregaglia-Disgrazia.
Fu costruito nel 1937 da un gruppo di amici, in ricordo di Mario Del Grande, perito sulla Punta Rasica nel 1936 e di Remo Camerini, precipitato nel 1926 dal Sigaro in Grigna Meridionale, che in seguito lo donarono alla sezione del CAI di Milano.

Più volte ripristinato a seguito di atti di vandalismo e del naturale deterioramento della struttura, il bivacco, per le precarie condizioni in cui versava, non poteva essere considerato più che un punto d'appoggio in caso di maltempo.
Nel 1985, quel che restava del bivacco fu assegnato dal CAI di Milano ai soci del CAI di Sovico che erano in cerca di un rifugio da gestire.
L'intraprendenza e la passione dei soci della piccola sezione briantea permisero, negli anni, il recupero e il costante miglioramento della struttura che all'inizio consisteva in un unico locale che ospitava la stufa, un tavolo, otto posti letto (di cui quattro su un soppalco) e un angolo per cucinare.
Una volta sistemato l'interno del rifugio si pensò di costruire un ripostiglio in lamiera per sistemare i materiali di lavoro e le scorte di viveri per i quali non era possibile trovare spazio all'interno. Nel 1990, con l'aiuto di un bando per la sicurezza in montagna, si riuscì ad installare un telefono come punto di chiamata di emergenza.

Il giorno 12 novembre 2001, dando seguito al deliberato Assembleare, la sezione di Milano firmò l'atto di passaggio di proprietà alla sezione di Sovico.
In seguito, negli anni 2004-2005,dopo aver ottenuto un finanziamento da parte del fondo Pro Rifugi del CAI e grazie a un bando della regione Lombardia il Consiglio della sezione decise di effettuare un piccolo ampliamento finalizzato alla messa a norma degli impianti, alla creazione di un bagno interno, di una cucina, di un locale gestori e di una piccola cantina. Le intenzioni del Consiglio erano quelle di effettuare un intervento che non snaturasse le caratteristiche originali del rifugio, che non aumentasse in modo eccessivo il numero di posti letto, che lasciasse un po' di riservatezza ai gestori che fino ad allora si trovavano a convivere nello stesso spazio dei clienti e che ponesse maggior attenzione all'igiene.

Al termine dei lavori il rifugio, pur essendo notevolmente migliorato sotto ogni punto di vista e nonostante l'ampliamento, le riparazioni e le migliorie apportate, rimase ugualmente il piccolo rifugio, forse un po' spartano per chi non conosce la montagna, ma perfettamente integrato nel magnifico panorama delle montagne circostanti.

Nel 2012, infine, utilizzando parte del fondo Pro Rifugi del CAI e un bando di Regione Lombardia, si riuscì finalmente a dotare il rifugio di un bagno esterno per gli ospiti e di un bivacco invernale, sempre aperto, come punto di appoggio per chi volesse avventurarsi da quelle parti in pieno inverno o durante i periodi di chiusura del rifugio.